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Pisa – Manca il sangue, interventi rinviati

Rispetto alla quantità di scorta minima le disponibilità sono al 50%. Cioè è disponibile la metà del sangue di cui ci sarebbe bisogno in ospedale per la gestione, in particolare, degli interventi chirurgici. E la situazione critica va avanti da almeno due settimane senza che si noti una significativa inversione di tendenza. Con il risultato che, quando possibile, le operazioni chirurgiche programmate ma non urgenti, riprese con non poche difficoltà dopo il periodo di lockdown e la gestione dell’emergenza Covid anche a Pisa, vengono (in qualche caso nuovamente) rinviate, slittano nel tempo. Con buona pace dei pazienti in attesa.

A rappresentare la grave situazione in atto sulle quantità di sangue disponibili in ospedale e a lanciare un appello per le donazioni è il presidente dell’Avis pisana Paolo Ghezzi che si fa portavoce anche delle altre associazioni che si occupano di donazione: Fratres, Pubblica Assistenza e Croce Rossa. «Il mio è un appello condiviso – spiega Ghezzi – con tutte le associazioni del settore: siamo in forte difficoltà, invitiamo chi può a donare».

Non si tratta di una situazione analoga a quella delle precedenti estati con le persone in vacanza e quindi un calo fisiologico delle donazioni. C’è, indubbiamente anche questo fattore ma a incidere è la condizione che Pisa, come il Paese intero, vive dallo scorso marzo con l’emergenza coronavirus. «Proprio a marzo abbiamo vissuto le difficoltà peggiori – spiega Ghezzi – ne sono seguiti appelli e c’è stato un grandissimo lavoro di tutte le associazioni per gestire le disponibilità con le nuove regole di accesso, il numero chiuso, le prenotazioni obbligatorie, i questionari. Il tutto allo scopo di assicurare la massima tutela al donatore. Nei mesi successivi siamo quindi riusciti ad avere una buona affluenza che, anche in relazione alla sopspensione degli interventi, ripresi successivamente al lockdown, ci ha consentito di gestire la situazione in maniera regolare». Poi la programmazione delle operazioni chirurgiche non urgenti o di routine è ripresa: «Il supporto trasfusionale fino a luglio ha retto – prosegue Ghezzi – ma adesso siamo di nuovo di fronte a una forte criticità. La mancanza di sangue sfiora il 50% della quantità considerata “scorta minima”. E questa condizione di difficoltà si sta protraendo da almeno 15 giorni. Ciò significa che al momento in ospedale sono garantite le urgenze ma gli interventi programmami vengono procrastinati nel tempo o rischiano di esserlo».

La carenza riguarda tutti i gruppi sanguigni. Da qui il forte appello di Ghezzi e con lui di tutte le associazioni del settore «intanto ai donatori abituali perché si rivolgano alle proprie associazioni di riferimento per prenotare la donazione. Ma ci rivolgiamo – conclude – anche a chi non è ancora donatore e vuole diventarlo accogliendo questo nostro appello a dare una mano: possono rivolgersi alle associazioni sul territorio, telefonare o scrivere una mail fornendo i propri dati per essere poi ricontattarci e avviare il percorso per diventare donatori».

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