SCUOLA – Ragionando sulla scuola come istituzione e nella società

Livorno Calcio – Il gruppo italo – americano ancora in corsa per l’acquisto della società.
16 August 2020
Coronavirus – 34 nuovi casi, età media 40 anni
16 August 2020
Mostra tutti

SCUOLA – Ragionando sulla scuola come istituzione e nella società

Riprendiamo il ragionamento intorno alla Scuola, al suo senso, al suo ruolo, ai contenuti, la Scuola come istituzione tra le  istituzioni e nella società.

Richiamato quanto scritto in precedenza possiamo dire che quando si parla di Scuola si vuol far riferimento – prima di tutto  – a una  “società” ovvero la così detta comunità educante, pilastro  e “trait d’union” tra la famiglia (da un lato) e la società civile (dall’altro).

Se la Scuola si fonda su principi sani e saldi allora anche la società civile  può dirsi fondata sui medesimi principi, ma se la scuola è “malata” anche  la società  soffrirà dei medesimi mali, così come la famiglia. In tal senso si comprende che tutte queste entità sono intimamente connesse, in un circolo che può essere virtuoso o – di contro –  vizioso, in una dimensione non di “monadi” tra loro separate ma cellule vive e interconnesse  che insieme formano il corpo dello Stato.

Ebbene se non si attivano strumenti di prevenzione  – e di ciò è importante discorrere –  l’effetto sarà la devastazione generale.

Alla luce di quanto precede ecco alcune domande fondamentali: quale è oggi lo stato di salute della Scuola? Come possiamo  procedere a una “diagnosi” attendibile?  Quali sono gli indicatori che possono rivelare  la realtà? Come è percepito – in generale – lo stato di salute della Scuola?

Per dare una risposta non in termini assoluti, ma  ragionevole, appare opportuno confrontare tra loro vari modelli che si sono susseguiti nel nostro Paese dopo la seconda metà del 1900, ovvero analizzare  i risultati conseguiti dalla organizzazione scolastica, dal secondo dopoguerra in poi. In tal senso si tratta di analizzare i “frutti”  raccolti dalla educazione scolastica nel periodo dal 1950 al 1970, dal 1970 al 1990 e dal 1990 fino ai giorni nostri. L’analisi intende prendere in considerazione le generazioni –  di 25-30 anni – come fascia di riferimento.

https://www.istat.it/it/files/2011/03/Italia-in-cifre.pdf

Dai dati analizzati emerge che il passaggio da  una generazione all’altra è stato caratterizzato dalla lentra trasformazione dell’impegno scolastico, da una didattica  rigida e rigorosa, attenta ai contenuti umanistici e all’educazione, fino a giungere – oggi – a una didattica estremamente fluida, con “punti di riferimento” fluttuanti uniti alla sempre più rigida presenza di indicazioni burocratiche e tecnocratiche.

Si è assistito al passaggio obbligatorio e forzato dalla libertà del docente alla trasformazione tecnocratica del docente “imbottigliato” in un pseudo mondo senza registro e libri cartacei, vincolato all’uso di apparecchi continuamente connessi a reti di vario genere che procurano illusioni di libertà che si traducono  – in vero – in vere e proprie catene.

Il tutto in nome  di una non meglio citata “trasparenza, efficienza, efficacia”! In vero la trasformazione tecnocratica ha finito per asservire docenti, studenti e famiglie a  computer , necessariamente collegati a Internet e server, connesso a dispendiosi contratti e abbonamenti che procurano enormi ricchezze alle società che gestitscono tutto questo mondo  illusorio.

Così mentre gli studenti sono sempre meno studenti e sempre di più dipendenti da un “collegamento internet”, le conoscenze si svuotano lasciando liberi pochi spazi che vengono colmati da “competenze”  chiamate “alternanza scuola lavoro ASL” – prima – o “Percorso competenze tecniche e orientamento PCTO” oggi e chissà quale acronimo domani!

Ecco che la scuola è lo specchio delle catene della società, una società sempre più isolata nonostante la bugia della “connessione h 24”, con  un computer che ancora oggi molto spesso non funziona,  non si attiva,  non consente un utilizzo immediato e  in tempo reale alle esigenze della scuola. Quante volte il collegamento non funziona alle 8 del mattino? Così che assenze e presenze sono annotate a fine ora mentre nel contempo il personale viene alleratto da qualche genitore zelante che chiede informazioni perché alle 8 e 15 non riesce a visualizzare le presenze!

Un “registro elettronico” che fissa limiti nello spazio di  annotazione: i commenti sono bloccati a 50 , oppure 100 caratteri , 200 caratteri !  Così la  libertà del docente  – eppure garantita dalla Costituzione Italiana – si scontra con la rigida dittatura della tecnocrazia del computer, quell’oggetto che – a slogan e a parole – garantiva la libertà e la trasparenza, nei fatti si trasforma in catene che procurano ulteriore  stress e burnout,  tanto per usare una parola ben nota ai sensi del decreto legislativo 81 del 2008 e successive modifiche e integrazioni.

Quindi la tecnocrazia del computer  “sempre connesso con la realtà virtuale ma sconnesso dalla realtà umana” ha portato vantaggi apparenti, ma nel contempo ha  svuotato i contenuti educativi, ha causato una vera omologazione dell’ignoranza La stragrande maggioranza degli studenti  manifestano dipendenza da cellulari, computer e altra tecnologia e hanno visto decadere le loro capacità di memorizzazione e di creatività, dimostrandosi passivi nelle relazioni umane, trasformati in singoli utilizzatori isolati e con  problemi di socializzazione.

In questa esaltazione acritica della tecnocrazia e del mondo virtuale fa da contraltare la realtà inesorabile:  edifici per lo più fatiscenti e inadeguati fino al colpo finale: la cosiddetta didattica a distanza DDA poi trasfigurata nella didattida distanza integrativa DDI, come se cambiando acronimo al cambio di stagione si potessero risolvere i problemi della scuola!

Il colpo finale e subdolo? …  “ il 6 politico” ovvero l’ammissione  all’anno successivo di persone che  non hanno raggiunto conoscenze minime in una o più discipline eppure possono procedere tranquillamente alla classe successiva purché abbiano frequentato anche un sol giorno. In aperta violazione dell’art. 3 e ss della Costituzione italiana!

E’ lecito domandarsi: che tipo di cultura avrà la società  che sarà formata dagli studenti di oggi,  tra 10,  20 o 30 anni? Che tipo di società hain mente chi “governa “ l’organizzazione della scuola?

La mission della Scuola è quella di formare i migliori citatdini di domani, sotto il profilo culturale, etico e morale.

Ognuno potrà giungere alla risposta.

E ancora è lecito domandarsi:  come è possibile che la società sia formata da  cittadini  liberi e attivi, se la persona viene – dic ontro –  svuotata della  capacità critica e  omologata, mortificata all’uso di un congegno tecnico, tutti ipnotizzati – nello stesso tempo – dalla medesima realtà virtuale: un vero e proprio sistema di lavaggio del cervello di massa altro che “differenze che contribuiscono alla crescita culturale”!

Una didattica – o meglio una pseudo didattica – che preveda la eliminazione del docente, l’eliminazione della presenza fisica del docente e  degli studenti,la riduzione a una sorta di robotizzazione senz’anima, di connessioni che spesso non funzionano, di difficoltà di comprensione per varie problematiche, di cattiva o pessima visualizzazione di immagini, di continua perdita di tempo nei collegamenti.

E’ questa la dimostrazione che la scuola pubblica è finita?

Oppure dobbiamo avere il coraggio di ammettere che “il tipo di  scuola” immaginata dagli anni ‘90 sia giunta al capolinea ed è necessario trovare il coraggio di ritornare alle basi fondamentali, di recuperare tutto ciò che in passato ha funzioanto, di recuperare lo studio serio, lo studio approfondito, il sacrificio della memorizzazione, la cultura vera, liberandoci ci un superficiale  modello “usa e getta”  quel modello che è proposto dal mercato post liberista del consumo a tutti costi e della mercificazione spinta.

E’ necessario trovare il coraggio di recuperare saldi punti di riferimento oppure la scuola pubblica quella disegnata dalla Costituzione Italiana è destinata a perire e con essa tutto il nostro patrimonio culturale.

Pertanto è indispensabile approfondire lo studio della storia antica, della geografia, della filosofia, della grammatica, del latino, recuperare lo studio e la cura della grafia, approfondire e capire il nostro passato per comprendere il presente e per progettare il futuro migliore, in modo libero, difendendo i diritti  delle giovani generazioni alla “vera cultura”  – con le unghie e con i denti – capire che solo uno studio quotidiano consente di comprendere il senso della libertà di sapere e che la libertà non ha prezzo.

E’ fondamentale citare le parole di Piero Calamandrei – che qui riportiamo Testualmente  – nel ricordo di coloro che hanno dato la loro vita, il loro sangue per la Libertà dell’Italia che non deve finire in un circolo vizioso ma può risorgere e ritrovare il suo posto tra i grandi della storia.

 

Articolo 34 della Costituzione Italiana dice che i Capaci e meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi “.

.. e se non hanno i mezzi ..?

Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che é il più importante, il più importante di tutta la Costituzione. Il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’ avvenire davanti a voi …

Quindi (dispone l’art 3 della Costituzione) “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del paese”.

Quindi… è necessario che ci sia questa possibilità per ogni uomo di lavorare, studiare e trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo.. altrimenti  non solo la nostra Repubblica non si può chiamare fondata sul lavoro …Ma neppure democrazia…

 la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé …  la Costituzione è un pezzo di carta … la lascio cadere non si muove e perché si possa muovere ogni giorno bisogna metterci dentro il combustibile, l’impegno,  lo spirito la volontà di mantenere le promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle peggiori offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica l’indifferentismo …… per larghe categorie di giovani … un po’ una malattia l’indifferentismo  ……… è così bello ..é così comodo ……..

La libertà, si vive in un regime di libertà e la politica non è una piacevole cosa però la libertà è come l’aria ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate mai provare ricordando che ogni giorno è sulla libertà che bisogna vigilare ….  vigilare dando il proprio contributo alla vita politica… ricordando sempre … quanto sangue è stato versato e  quanto dolore per arrivare a questa Costituzione…

Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano,  per le strade di Firenze che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.

 Quindi questa Carta non è una carta morta ma è un testamento, un testamento di centomila morti e se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà è la dignità. Andate lì o giovani col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione””.

Coloro che amano lo studio  del diritto costituzionale è consapevole che la Costituzione deve essere sempre garantita, non può essere sospesa, mai:  questa era la volontà dei Padri costituenti la Costituzione. Solo in tempo di guerra e solo con un voto del Parlamento espressione della volontà del Popolo.

Quindi è tempo di prendere coscienza   di quanto è sotto i nostri occhi: dinanzi ad una scuola svuotata dei contenuti culturali dobbiamo assistere a una scuola svuotata anche delle relazioni sociali? I  veri problemi anche di tipo emergenziale della scuola fatta di efifici fatiscenti si risolvono  spendendo milioni di euro per l’acquisto di “banchi con rotelle”, prodotti da  società straniere o vendute da multimazionali miliardarie che vedono incrementare i loro profitti proprio mentre l’economia italiana é devastata per non dire annichilita?

L’idea (?) di sostituire i normali banchi di scuola con “nuovi banchi muriti di rotelle” si appalesa in totale spregio – prima di tutto – alla normativa in materia di sicurezza:  i bambini ovvero gli alunni più piccoli sarebbero esposti a situazioni di grave pericolo per la loro incolumità fisica così come  gli studenti più grandi che non potrebbero proteggere se stessi in caso di emergenza o pericolo contingente: si pensi all’ipotesi di scossa di terremoto e alla necessità di ripararsi sotto il banco oppure all’uscita ordinata dall’aula partendo da    chi occupa il primo banco (aprifila e chiudi fila).

Dai politici e dalle istituzioni le persone “normali” ovvero la società civile si aspettano  idee concrete e di spessore, almeno corrispondenti alle loro responsabilità e ai loro elevati emolumenti.

Di contro, la società civile assiste basita a un dilagare di scelte irragionevoli e peregrine, prive di buon senso, assiste attonita a svariate forme di corruttele e inettitudine dilagante, osserva basita la disgregazione delle istituzioni, dalla magistratura, alle istituzioni regionali e comunali, alla devastazione dei principi etici. Si assiste al martirio e sacrificio delle categorie più deboli e delle libertà, alla devastazione dell’economia e alla diffusione della povertà.

Anche volendo escludere l’esistenza di una regia diabolica dobbiamo prendere atto dei paradossi  ai quali assistiamo ogni giorno: cittadini vessati, da un lato, privilegi ingiusti a pochi soggetti, dall’altro. Assistiamo alla  diffusione  della povertà, allo scempio dei diritti costituzionali  al punto che le persone si vedono costrette a emigrare perché “non cis ono soldi” (!) oppure ad accettare un lavoro sottopagato in totale spregio dell’ art 1 e ss della nostra Costituzione!

Assistiamo a persone che percepiscono un reddito di cittadinanza senza svolgere alcun lavoro (!) ovvero a persone che devono  spremere  tutte le loro energie – rinunciando al tempo libero o allo studio – solo per raggiungere un reddito di sopravvivenza, assistiamo  all’annichilimento della cultura e  – nel contempo – alla diffusa percezione di una profonda ingiustizia “alla quale non c’è rimedio ma rassegnazione”. L’ingiustizia finisce per separare in modo abissale le prsone comuni dalle istituzioni e assistiamo al concretizzarsi di un redivivo sistema feudale in cui i servi della gleba si contrappongono ai privilegi della nobiltà e del re.

Con buona pace della Costituzione?

Assolutamente NO.

Questa situazione è diventata ormai inaccettabile e insostenibile: la Scuola deve essere recuperata e salvata, così come le Istituzioni, così come la famiglia attivando un circuito virtuoso, interrompendo il circolo vizioso che da troppo tempo si è impossessato della storia dell’Italia.

È tempo di recuperare i valori dell’onestà, dell’etica, della cultura, della conoscenza in ogni persona  e  – soprattutto –  all’interno della famiglia, della Scuola e delle Istituzioni.

La Scuola si deve liberare dalle catene dalla tecnocrazia, deve  ripristinare la libertà dei docenti e della docenza, deve  ripristinare la libertà di comunicazione e di espressione dei talenti, deve ripristinare il ruolo e la dignità del docente e della Scuola stessa, ripristinando così la dignità di tutte le Istituzioni, libere da corruttele, privilegi ingiusti e antigiuridici e conflitti di interesse di qualsiasi natura.

Una Scuola che abbia al suo centro la cultura e non la tecnocrazia, libera da tutti quegli orpelli burocratici che finiscono per azzerare i contenuti e costringere a  vuoti formalismi,  che – di fatto – calpestano i diritti delle persone, i diritti del popolo italiano e la stessa Costituzione Italiana.

È tempo di rimettere al centro di tutte le relazioni la nostra Costituzione, i suoi principi intangibili, le sue libertà fondamentali e vitali e restituire al popolo e allo Stato italiano quella dignità che merita nel mondo e nelle relazioni con gli altri stati.

Chiarella Lagomarsini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *