Pisa – La moschea e le tradizioni della città

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Pisa – La moschea e le tradizioni della città

Monsignor Severino Dianich, noto teologo e responsabile delle attività culturali della Diocesi di Pisa, nonché vicario episcopale per la Pastorale della cultura e dell’università, interviene nel dibattito moschea sì – moschea no su invito del comitato “Sì alla libertà di culto”. Lo fa, principalmente, per “sconfessare” chi si appella ad una presunta “tradizione” della città di Pisa da difendere per dire no alla costruzione di una moschea.

Il noto teologo pisano, portando vari esempi, ricorda a tutti che la “grande tradizione culturale della città di Pisa”, che oggi è necessario difendere”, è semmai quella di “una città colta, aperta nei suoi studi e nelle sue creazioni artistiche, ieri come oggi, in un quadro di illimitati orizzonti internazionali“.

Di seguito l’intervento di monsignor Severino Dianich.

“Chi teme di mettere in pericolo l’identità culturale di Pisa e di contaminare i suoi monumenti, eretti dalla fede di un popolo cristiano, permettendo che vi si costruisca una moschea, non dovrebbe preoccuparsene. Infatti, a contaminare i suoi monumenti con intrusioni di elementi di altre religioni e culture, soprattutto di quelli provenienti da artisti musulmani dei paesi arabi, ci hanno già pensato a loro tempo i lontani predecessori degli attuali amministratori del comune che, nel Mille e nel Millecento, assieme all’arcivescovo della città, soprassedevano alla progettazione e alla costruzione del Duomo e degli altri monumenti della sua piazza.

Non ebbero, infatti, alcuno scrupolo nell’inserire fra le bozze di marmo bianco delle costruzioni frammenti di templi pagani della Pisa colonia romana. Sia all’esterno che negli interni, per la decorazione dei paramenti murari, non disdegnarono di copiare dalle moschee dei paesi arabi, nei quali i pisani non giungevano solo per le guerre, ma anche per i commerci e gli scambi culturali e delle tecnologie costruttive, il motivo delle fasce bianche e nere, che si affermeranno come l’emblema dello stile romanico pisano.

onsignor Severino Dianich, noto teologo e responsabile delle attività culturali della Diocesi di Pisa, nonché vicario episcopale per la Pastorale della cultura e dell’università, interviene nel dibattito moschea sì – moschea no su invito del comitato “Sì alla libertà di culto”. Lo fa, principalmente, per “sconfessare” chi si appella ad una presunta “tradizione” della città di Pisa da difendere per dire no alla costruzione di una moschea.

Il noto teologo pisano, portando vari esempi, ricorda a tutti che la “grande tradizione culturale della città di Pisa”, che oggi è necessario difendere”, è semmai quella di “una città colta, aperta nei suoi studi e nelle sue creazioni artistiche, ieri come oggi, in un quadro di illimitati orizzonti internazionali“.

Di seguito l’intervento di monsignor Severino Dianich.

“Chi teme di mettere in pericolo l’identità culturale di Pisa e di contaminare i suoi monumenti, eretti dalla fede di un popolo cristiano, permettendo che vi si costruisca una moschea, non dovrebbe preoccuparsene. Infatti, a contaminare i suoi monumenti con intrusioni di elementi di altre religioni e culture, soprattutto di quelli provenienti da artisti musulmani dei paesi arabi, ci hanno già pensato a loro tempo i lontani predecessori degli attuali amministratori del comune che, nel Mille e nel Millecento, assieme all’arcivescovo della città, soprassedevano alla progettazione e alla costruzione del Duomo e degli altri monumenti della sua piazza.

Non ebbero, infatti, alcuno scrupolo nell’inserire fra le bozze di marmo bianco delle costruzioni frammenti di templi pagani della Pisa colonia romana. Sia all’esterno che negli interni, per la decorazione dei paramenti murari, non disdegnarono di copiare dalle moschee dei paesi arabi, nei quali i pisani non giungevano solo per le guerre, ma anche per i commerci e gli scambi culturali e delle tecnologie costruttive, il motivo delle fasce bianche e nere, che si affermeranno come l’emblema dello stile romanico pisano.

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