Calci – Non riapre la piscina La Gabella

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Calci – Non riapre la piscina La Gabella

L’incertezza legata all’emergenza Coronavirus ha travolto tutti i settori, e così sembrava anche per la piscila La Gabella a Calci, struttura punto di riferimento per lo sport non solo per il territorio comunale, in particolare nel periodo estivo. Lo scorso 3 maggio, su Facebook, la struttura comunicava come fosse difficile prevedere una riapertura estiva, sia nei tempi che nelle modalità. Tuttavia a preoccupare i tanti utenti è un nuovo annuncio, pubblicato oggi 18 maggio, sulla probabile chiusura definitiva anche per la stagione invernale.

“Con grande dispiacere – si legge nel comunicato – vi comunichiamo che Asd Nuoto La Gabella sta facendo di tutto, e ha fatto di tutto, per riaprire in massima sicurezza per l’estate 2020, tuttavia l’attuale profonda incertezza di una quasi certa non riapertura della stagione invernale (a prescindere dall’emergenza Covid), non ci consente di ottenere delle prospettive e dei finanziamenti per permetterci tale sforzo. Informalmente la proprietà ha comunicato l’impossibilità di portare avanti le future stagioni a causa di divergenze col Comune. Sul territorio verranno quindi a mancare tutti i servizi di nuoto libero, scuola nuoto, agonismo, pallanuoto, fitness, disabilità, fisioterapia e collaborazioni con società sportive del territorio in diverse discipline (triathlon, apnea, sub).  Nella speranza di una evoluzione positiva della situazione, confidiamo nella comprensione di tutti voi e nel maggior supporto possibile”.

Entra poi nel dettaglio il Comune: “Se le divergenze a cui fa riferimento la proprietà, apparentemente poco interessata al futuro sportivo di Calci, sono invece riferite ad altri problemi che ella stessa ha creato sull’area o a proposte di sviluppo edilizio-urbanistico al momento non attuabili (ma comunque prese in considerazione dal Comune tra gli obiettivi dei propri strumenti urbanistici in fase di redazione), allora questo è inaccettabile. Usare la buona fede degli sportivi e dei lavoratori per forzare le scelte di una Pubblica Amministrazione su temi così delicati quali gli abusi edilizi, la trasformazione del territorio e il consumo di nuovo suolo, è da condannare. Pertanto se la società immobiliare confermerà la volontà di chiudere una struttura che funziona, se ne assumerà totalmente ogni tipo di responsabilità e questo sì che sarà l’elemento di contrasto che farà venir meno la disponibilità del Comune ad individuare interessi pubblici sull’area”.“

 
 

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