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Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini in piazza Montecitorio per la presentazione ella proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale. DANILO SCHIAVELLA/DC

“L’ordinanza del Presidente della Regione Toscana del 18 Aprile 2020 sulle misure di contenimento del contagio presenta innumerevoli contraddizioni e soprattutto indicazioni che consentiranno  ai datori di lavoro di ricorrere a troppe deroghe”. A lanciare l’allarme sono i rappresentanti del Sindacato Pisano, che puntano il dito contro alcuni dettagli, all’interno del decalogo stilato dalla Regione per il ritorno al lavoro nella fase 2 dell’emergenza, eccessivamente vaghi e soggettivi.

Secondo il sindacato, ad esempio, la richiesta volontaria da parte dei singoli datori di lavoro del tampone è un’indicazione errata: “Bisognerà affidarsi al buon cuore dei padroni piuttosto che prevedere test a tappeto per chi tornerà in produzione”. “Sorge anche qualche dubbio – aggiungono – sulla possibilità che i dipendenti di piccole cooperative, aziende o esercizi commerciali abbiano la reale possibilità di rivendicare ai datori questi test indispensabili per accertare la positività al Covid-19”. Anche riguardo all’utilizzo delle mascherine e dei guanti monouso per i lavoratori ci sono delle lacune: “Non esiste alcun obbligo delle aziende pubbliche e private a rifornire la forza lavoro di tali dispositivi di protezione”.

I dubbi del Sindacato generale di base ruotano, inoltre, attorno al distanziamento, fissato a 1.8 metri, e a quale tipo di mascherina sia maggiormente indicato per i lavoratori: “Quali sono le mascherine necessarie per prevenire il contagio?”. “Vengono emanate raccomandazioni sulle sanificazioni dei luoghi di lavoro – aggiungono i rappresentanti del Sindacato – quando invece sarebbe auspicabile un protocollo da cui non derogare, valido per tutti, per sanificare, igienizzare e mettere in sicurezza i luoghi di lavoro”. Ultimo punto affrontato dal Sindacato, non per importanza, quello della misurazione della temperatura prima di entrare nel luogo di lavoro: “Non sarà possibile in gran parte delle attività produttive. Sono misure inadeguate a fronteggiare la emeregenza  e cosi’ facendo si finisce con il costruire un sistema di regole che ricade per lo più sui singoli lavoratori e non sulle aziende”.

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