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O.P.M. PISA – Soli a combattere su un fronte diverso da quello ospedaliero

I medici di base sono chiamati a sorvegliare le famiglie sul territorio a valutare la presenza di sintomi infettivi . Sono infatti loro  il primo filtro a cui i cittadini fanno riferimento con telefonate apprensive tra sintomi lievi e chi è già in isolamento con una febbre che non si decide a passare. Un grosso problema pero è che a  decidere di fare il tampone non spetta a loro e così tante volte si ritrovano a gestire malattie senza sapere cosa hanno realmente davanti.

«Sì, le difficoltà sono queste come un po’ in tutta Italia – spiega Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine provinciale dei medici –. C’è stato un ritardo nei tamponi e questo ha portato un aggravamento dei pazienti. Il risultato è che sono andate in ospedale persone in condizioni critiche che potevano essere evitate. Inoltre, si sono caricati i nosocomi costringendo i sanitari a sforzi ulteriori quando, invece, con una presenza minore di pazienti avrebbero potuto lavorare meglio». E continua «Non solo. Oltre ai pazienti ci sono anche gli stessi medici che dopo averlo richiesto hanno fatto il tampone dopo diversi giorni. Non è solo un fattore psicologico. È importantissimo sapere se uno è positivo per isolarlo subito. Per evitare contagi va tolto dalla casa. Il ritardo dei tamponi fa passare giorni e fa diventare la persona in quarantena, magari asintomatica, in un possibile vettore di contagio. Finché non sa se è positivo magari esce, va a fare la spesa, sta con i familiari».

In tutto questo i medici di base che possono fare?

«Non possiamo curare a casa e più che chiedere i tamponi siamo anche noi in questa situazione. Il problema ora è sul territorio. Non lo hanno capito subito. Ora forse sì». Infatti «L’ordinanza numero 20 della Regione uscita lunedì istituisce le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale). Si occuperanno dei pazienti Covid dimessi o positivi a domicilio. Ora i medici di famiglia non possono fare granché, né hanno possibilità di terapia. Con l’ordinanza di lunedì c’è anche la possibilità di curare, ad esempio somministrando la idrossiclorochina. Riduce il rischio che la malattia si aggravi, ma funziona solo se presa all’inizio. Dopo serve a poco. Allora servono gli antivirali che, però, non si possono somministrare a casa. Il discorso è sempre quello: dobbiamo fermare i ricoveri e aiutare le persone a casa».

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